Come affrontare un parto prematuro? Consigli utili!

I genitori amano pianificare la nascita dei loro bambini, ma la vita poi segue il suo corso.

Una nascita prematura mette alla prova la coppia. Da un lato si ha meno tempo per organizzare l’arrivo del bebè e dall’altro sorgono dubbi e paure sulla sopravvivenza del bambino. Bisogna quindi prepararsi a questo sconvolgimento di piani e capire come affrontare un parto prematuro gestendone le criticità. Tuttavia, ricorda sempre che la calma è una preziosa alleata e ti aiuterà ad agire con maggior efficacia.

Cos’è il parto prematuro?

Con il termine parto prematuro i medici definiscono un parto avvenuto prima della 37° settimana, ovvero in anticipo di tre o più settimane sulla 40° e ultima settimana di gravidanza. Un bambino nato prematuro viene spesso portato nel reparto di neonatologia per ricevere un sostegno mirato e terminare il suo sviluppo. Infatti, più è stata breve la gravidanza e più sarà facile che un bebè presenti vari sintomi, tra cui il peso ridotto.

Fattori scatenanti

Una nascita prematura può essere causata da molteplici fattori, che portano la mamma a far nascere il bambino prima del tempo o costringono i medici a indurre il parto. Alcuni esempi possono essere:

  • la placenta previa, ovvero posta all’uscita dell’utero;
  • il collo dell’utero debole;
  • le infezioni batteriche interne alla vagina, al collo dell’utero o alle vie urinarie, poiché sono in grado di scatenare delle contrazioni precoci che possono rompere il sacco amniotico;
  • preeclampsia o ipertensione della mamma;

Queste sono solo alcune delle possibili cause ed è comunque bene che ti rivolga al ginecologo per eventuali approfondimenti su come prevenire o affrontare un parto prematuro.

Tipologie di parto prematuro

A seconda della durata della gravidanza, il parto prematuro viene definito secondo diversi livelli di gravità. I dati raccolti dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN), mostrano infatti come la sopravvivenza dei nati prematuri cali al diminuire del periodo di gestazione.

  • 34°-37° settimana di gravidanza: parto prematuro tardivo
  • 25°-33° settimana di gravidanza: parto prematuro grave
  • 24° settimana di gravidanza (o meno): parto prematuro estremo

Ci sono categorie di donne a rischio?

Alcune donne hanno una maggior probabilità di partorire prematuramente, seppure ogni gravidanza potrebbe terminare prima del normale. Ad esempio, chi:

  • ha già avuto un precedente caso di parto prematuro;
  • soffre di problemi all’utero;
  • sta portando avanti una gravidanza gemellare;
  • subisce grandi quantità di stress;
  • fa uso di alcolici o droghe;
  • è sottoposto ad alti livelli di inquinamento.

E mi raccomando… queste informazioni non hanno lo scopo di farti provare ansia e timori, ma di aiutarti a prestare una maggiore attenzione e indirizzarti verso uno stile di vita corretto. Inoltre, considera che recenti studi hanno inserito l’Italia tra i paesi all’avanguardia nella gestione dei bambini nati prematuri.

Bisogni del bambino prematuro e della coppia

Quando ci si informa su come affrontare un parto prematuro, è corretto pensare ai bisogni del bambino senza però trascurare quelli della coppia di genitori.

Il neonato prematuro dovrà essere posto in un’apposita incubatrice, così da godere dei giusti livelli di umidità e temperatura per poter terminare il suo sviluppo. Inoltre, Stefano Vicardi (responsabile dell’Unità operativa complessa di neuropsichiatria infantile dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma) ha recentemente sottolineato l’importanza di utilizzare le equipe mediche multidisciplinari, così da ridurre i possibili disturbi nello sviluppo fisico e neuropsicologico del piccolo.

Allo stesso modo, anche la coppia di genitori non può essere abbandonata, in quanto la nascita prematura del bambino li carica inevitabilmente di un fortissimo stress emotivo. Questa condizione d’incertezza e fragilità può essere però affrontata e superata grazie al supporto psicologico mirato per le famiglie. Per questo sono state anche create delle apposite associazioni di genitori come “la cicogna frettolosa” di Roma, “l’associazione pulcino” di Padova e tante altre.

L’esperienza di mamma Maria

Ogni anno in Italia nascono mediamente 50 mila bambini prematuri, ovvero l’8% circa dei nati totali del paese. Maria Enza Bertilone (su Instagram @zezzamom) è una nostra carissima lettrice e ci ha scritto per condividere la sua esperienza con la nascita prematura del suo bellissimo Michele.

Maria ci scrive:

Quando entrai nella sala d’attesa dell’ospedale per la visita, notai una nonna mentre aspettava che la figlia partorisse. La sua emozione mi fece provare tanta tenerezza e immaginai come sarebbe stato per mia mamma aspettare il suo nipotino. Ancora non sapevo che di lì a qualche ora avrei messo alla luce Michele senza i suoi nonni.

Accadde tutto all’improvviso, proprio come fu per mia madre e per mia nonna prima di lei. «Cesareo d’emergenza!» sentii dire dai medici in tedesco. Non nascondo che in quel momento provai paura! Ero in gestosi (preeclampsia) e mi sembrò di dovermi confrontare con il destino o, forse, con la mia eredità di famiglia. Tuttavia, riuscii a trovare il coraggio e strinsi le mani di mio marito più forte che potei. Non mi diedi per vinta finché non udii i vagiti del nostro piccolo Michele per poi vederlo in tutta la sua bellezza in miniatura. La sua nascita fu per me come una rinascita, anche se fui costretta a passare tutta la notte da sola. Quelle ore di lontananza da lui furono come interminabili e mi fecero provare un profondo senso di vuoto. Ancora oggi allontanare un figlio da sua madre mi sembra qualcosa di contro natura.

Diverso tempo dopo…

Venne un’infermiera e mi disse che, se avessi voluto, avrei potuto vedere il mio bambino, ma per farlo mi sarei dovuta reggere sulle mie gambe. Il mio desiderio d’incontrarlo era infinito e così, nonostante il dolore atroce, mi alzai per andare da lui. Pesava 1.620 kg, quasi come me trent’anni prima, e così ci misi un po’ per trovare il coraggio di toccarlo… avevo quasi pausa di romperlo. Mi sentivo come inadatta a ricoprire il ruolo di madre e invidiavo tutte le altre a cui sembrava venir estremamente naturale. Mi ci volle parecchio tempo per liberarmi da quella sensazione e solo una volta ritornati tutti insieme a casa, ben 25 giorni dopo, ho iniziato a conoscere il mio Michele e a ritrovare me stessa.

Oggi siamo diventati una cosa sola e, all’età di 19 mesi, il mio bambino è diventato un piccolo gigante.

Spero che grazie alle informazioni contenute in questo articolo tu possa avere un’idea più chiara su come affrontare un parto prematuro e rendere più saldo il tuo legame di coppia.

Baci baci,
Sexy Mamma

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