Come richiedere il congedo maternità al capo… e vivere felici

Presentare la domanda di congedo di maternità è un diritto di noi donne lavoratrici. Ma quando e come bisogna farlo?

Dopo aver parlato delle novità della legge di bilancio e congedo maternità 2020, torniamo con il nostro consueto appuntamento in compagnia della dottoressa Erisa Kambo (Legal Advisor) per affrontare la delicata relazione tra gravidanza e lavoro. Seppure l’Italia sia un paese che tutela abbastanza bene le future mamme, richiedere al proprio datore di lavoro il congedo maternità potrebbe anche metterci a disagio o risultarci difficoltoso. Per questo è bene comprendere appieno quali sono i diritti basilari di noi donne lavoratrici e le modalità per rapportarci correttamente con il nostro capo, con l’INPS o con altri enti che dovessero essere coinvolti in questa procedura.

Cos’è richiesto per la domanda di congedo maternità?

Per prima cosa ti sarà richiesto di presentare l’apposita domanda di congedo al datore di lavoro e allegare la documentazione medica idonea per attestare la data presunta del tuo parto. Questo è un passaggio indispensabile, perché è l’elemento grazie al quale verrà conteggiato il periodo esatto della tua astensione dal lavoro. Inoltre, nel caso in cui volessi avvalerti dell’astensione anticipata sarà necessaria la relativa certificazione rilasciata dall’Ispettorato del Lavoro o , in alcuni casi specifici, dall’ASL.

Se, invece, fossi decisa a fare richiesta di flessibilità, ovvero di lavorare fino al nono mese di gravidanza o al momento subito precedente al parto, allora ti sarebbe richiesto di allegare un certificato di assenza di controindicazioni avallato dal medico aziendale competente in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro. Potresti scegliere questa opzione se decidessi di rinunciare a uno o due mesi di congedo precedenti al parto, così da sommarli ai canonici 3 e usufruirne una volta che sarà nato il bambino.

Modalità e tempistiche

Dovrai presentare la domanda prima dell’inizio del settimo mese di gravidanza all’INPS. Fare ciò è possibile attraverso molteplici canali:

  • dal sito web (https://inps.it) con le proprie credenziali (PIN INPS personale)
  • tramite il contact center al numero verde per reti fisse 803 164 o per cellulari 06 164 164
  • da un patronato

Ma non è finita qui! Dopo il parto, precisamente entro 30 giorni dalla nascita del tuo bebè, dovrai trasmettere al tuo datore del lavoro l’apposito certificato di nascita oppure una dichiarazione sostitutiva.

Come comportarsi se il datore di lavoro non dimostra un atteggiamento corretto verso la futura mamma?

Premetto, come più volte ribadito dalla dottoressa Kambo, che il congedo maternità non è un’opzione presentata al datore di lavoro, ma un vincolo imposto dall’art. 16 D.Lgs. 151/2001. Vi è una specifica normativa che tutela i diritti di noi donne lavoratrici in Italia e che si rifà alle linee guida dettate dall’Unione Europea. Anzi, volendo essere più precise, le future mamme possono contare su due tipi di tutele: una di carattere normativo ed una di tipo economico.

Tutela normativa

La prima tutela normativa data dall’articolo 37 della nostra Costituzione e prevede: “le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione”. Vi è poi un secondo riferimento normativo presente nel Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, ossia il già citato D.Lgs. 151/2001.
Quest’ultimo detta una serie di norme che riguardano la gravidanza e i primi mesi di vita del figlio. La premessa necessaria riguarda il fatto che queste tutele si applicano tanto in caso di figli naturali quanto adottivi ovvero in affidamento.

Tutela economica

Quanto a questa seconda forma di tutela, essa si applica a tutti i lavoratori subordinati (comprendendo anche gli apprendisti). Inoltre, in virtù del principio di non discriminazione, ai part-time sono riconosciuti gli stessi diritti di chi lavora a tempo pieno. Ovviamente, il riconoscimento economico sarà soggetto a delle differenze dovute alle condizioni particolari della persone ed è quindi bene confrontarsi con il proprio avvocato o consulente del lavoro.

Come sempre spero che questo articolo ti abbia aiutato a fare un po’ di chiarezza su questi temi, per loro natura abbastanza complicati. Dire al proprio capo di essere incinta non dovrebbe essere mai vissuto come un problema, ma come una normale e bellissima tappa della propria vita personale.

Baci baci,
Sexy Mamma

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